Donna muore per tardiva diagnosi, condannato l’ospedale di Larino
Scritto il 11. mar, 2010 da Amministratore in Cronaca, Sanità
L’ospedale di Larino è stato condannato alla liquidazione della somma di 300 mila euro a favore dei familiari della donna morta in seguito ad una tardiva diagnosi. Il Tribunale di Larino ha accertato la responsabilità del personale sanitario nella vicenda in questione, poichè non aveva notato la presenza nella donna del carcinoma mammario al primo stadio, ma aveva anzi consigliato alla giovane un accertamento a lungo termine, che l’ha portata alla morte a soli 34 anni. Il magistrato ha riconosciuto la «condotta omissiva» da parte di alcuni medici che avevano curato la paziente, confermando un comportamento «imprudente e negligente». La trafila giudiziaria si è conclusa quindi a favore della famiglia della ragazza. Per i parenti della vittima, tutti residenti in un centro dell’hinterland costiero, il lungo calvario di lacrime e dolore ha avuto perlomeno un epilogo favorevole. Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dagli avvocati Carmine De Benedittis ed Ilenia D’Alessio del foro di Campobasso, che hanno rappresentato le ragioni della famiglia. «Quando ormai la giovane donna era nella fase terminale della malattia – hanno dichiarato i legali – i sanitari dell’ospedale diagnosticavano, con diversi mesi di ritardo, un carcinoma mammario metastatizzato. Il decesso si verificava per responsabilità del personale medico che si occupava di seguire la paziente in quanto sin dal primo accertamento si palesava una realtà che imponeva da sola l’ulteriore approfondimento diagnostico». Il giudice monocratico si è pronunciato a distanza di qualche tempo dal caso di malasanità e dopo aver studiato in maniera puntuale ed approfondita il caso in esame. Secondo quanto dimostrato dagli avvocati in giudizio«si sarebbe dovuto procedere ad effettuare riscontri più incisivi ed accurati che, con molta probabilità,avrebbero determinato una diagnosi della malattia tumorale durante la prima fase. Se la malattia neoplasica fosse stata capita in tempo, avrebbe potuto essere bloccata prima. Invece veniva consigliato da alcuni sanitari un controllo a lungo termine che è risultato fatale alla paziente. Quando i medici si sono accorti del carcinoma, la malattia era in fase avanzata e, quindi, era ormai troppo tardi per poter intervenire».








