Chhoekyapa arriva in Molise

Chhoekyapa arriva in Molise

Scritto il 29. lug, 2010 da Amministratore in Cronaca, Cultura

È la prima volta che, nel suo peregrinare in Italia per diffondere le motivazioni e trovare adesioni per la causa del Tibet, il rappresentante presso l’Unione europea del paese occupato dalla Cina, Tseten Samdup Chhoekyapa, si sposta «a Sud».Questa eccezione ai «giri» usuali, come ha dichiarato il rappresentante del Dalai Lama a Ginevra, è stata fatta perché Sua Santità, il Kundun, la presenza come lo chiamano i buddisti, ha «sentito l’intensità con la quale il popolo molisano intende onorare il suo impegno per la pace».  Chhoekyapa è arrivato in Molise per ricevere, a nome del XIV Dalai Lama Tenzin Gjatso, il Premio internazionale «La Traglia». Il Premio, giunto alla sua terza edizione, è stato organizzato nell’ambito dei festeggiamenti di Sant’Anna a Jelsi ed è stato patrocinato appunto anche dalla Regione che ieri ha accolto il diplomatico per ribadire l’appoggio sulla questione tibetana. «È un segno, pur piccolo e simbolico, dell’apprezzamento e dell’incoraggiamento che questa regione intende manifestare al Dalai Lama, che con il metodo della non violenza intende risolvere la crisi con la Cina», così il Presidente della Giunta Iorio ha mostrato la solidarietà del Molise, rinnovando poi l’invito al Dalai Lama, che non poteva essere presente di persona per ovvie ragioni di sicurezza, a raggiungere il nostro territorio appena possibile. L’invito è stato accolto con calore dal rappresentante di Sua Santità, come promessa di mantenere sempre vivo il legame con il popolo oppresso finchè la situazione non sarà migliorata rispetto alla drammaticità di questi giorni, descritti con precisione di numeri e di circostanze da Chhoekyapa. Questi ha spiegato di non essere nato nel Paese che oggi è divenuto la «polveriera» degli scontri con il governo cinese, ma in Nepal, dove i suoi genitori sono dovuti fuggire proprio per la repressione che va avanti dal 1951. Di avere, insomma, subìto gli effetti della politica cinese che ha influito sulla sua storia e la sua famiglia. «Per questo mi sono sempre sentito di appartenere alla cultura tibetana e di dover diffondere le nostre ragioni», ha spiegato Chhoekyapa, chiarendo che ciò cui aspira il Tibet non è l’indipendenza, ma l’autonomia. Un concetto che dunque non ha a che fare con smanie di potere, ma con la difesa di più alti valori. «Vogliamo soltanto preservare la nostra cultura, siamo diventati ormai minoranza nella nostra stessa terra a causa delle persecuzioni, si sta cercando di distruggere la nostra identità», ha detto senza mezzi termini. E proprio da questa idea di salvaguardare la propria identità da ogni attacco nasce, pur se in termini evidentemente ben diversi, il legame con il Premio «La Traglia» di Jelsi. «Anche noi – ha sottolineato infatti il sindaco Ferocino – ci stiamo battendo affinché la nostra cultura non vada perduta». E nel segno dello scambio culturale e della comunione con il popolo martoriato, al Presidente Iorio sono stati consegnati i resti del «Mandala della Pace» rimasti dopo il rito della dispersione, che ha il significato intrinseco della distruzione del male e della propagazione della felicità. La prima tappa nel Mezzogiorno di chi lavora per risolvere la crisi con la Cina rappresenta una svolta ufficiale nei rapporti tra la comunità tibetana. «Abbiamo bisogno del sostegno anche di piccole entità territoriali, qualunque movimento può espandersi fino a far sentire sempre più forte e chiara la propria voce», ha affermato infatti Chhoekyapa.

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